Negli ultimi raduni azzurri si è capito che la partita comincia molto prima del fischio d’inizio: parte dalla tavola. In queste settimane del 2026, con l’Italia attesa a Zenica per la sfida in Bosnia-Erzegovina, il lavoro del nutrizionista federale Nicola Pincella è diventato uno dei dettagli più osservati dentro Coverciano.
Dentro la “regia” alimentare di Pincella: cosa cambia per gli Azzurri
La novità non è che i calciatori mangino sano, ma come e quando lo fanno. Secondo le linee guida condivise da FIGC e Istituto di Medicina dello Sport del CONI, l’obiettivo è arrivare al calcio d’inizio con:
- glicogeno muscolare al massimo, senza pesantezza di stomaco
- idratazione ottimale, monitorata già dal colore delle urine al mattino
- zero sorprese intestinali durante il match
Nel ritiro pre-Zenica, la giornata tipo pre-partita viene scandita così. A colazione, circa 36 ore prima della gara, Pincella punta su carboidrati “puliti”: pane integrale leggermente tostato, miele italiano, fiocchi d’avena e yogurt bianco ad alta digeribilità, spesso di brand noti come Granarolo o Yomo. La regola è semplice: piatto chiaro, grassi bassi, niente sperimentazioni.
A pranzo, la vigilia della partita, prevalgono piatti riconoscibili: un piatto di pasta di grano duro (spesso 90–100 g a crudo) con condimento leggero di olio extravergine e pomodoro, un secondo di pollo o tacchino alla piastra e verdure cotte, per evitare fibre eccessive. La cucina della Nazionale, sia a Coverciano sia negli hotel partner come spesso accade con Marriott o Hilton, viene istruita con schede precise: tempi di cottura, grammature, condimenti misurati al grammo.
La sera, quando mancano meno di 24 ore al match, il piatto si alleggerisce ancora: riso bianco, patate lesse, pesce magro come orata o merluzzo, porzioni piccole ma frequenti. Secondo quanto riportato da ANSA negli ultimi ritiri, gli Azzurri hanno ridotto quasi a zero fritti, salumi e formaggi stagionati nelle 48 ore pre-partita.
La cena di gara a Zenica: piatto “leggero” per correre 90 minuti
Nelle 4–5 ore che precedono il calcio d’inizio a Zenica, la “cena” di gara è in realtà un pre-match meal tecnico. Pincella evita piatti che cambiano colore o consistenza in modo imprevedibile (sughi pesanti, formaggi filanti) e chiede alla cucina dell’hotel una linea quasi da mensa ospedaliera di lusso.
Il giocatore che si avvicina al buffet vede colori chiari: bianco del riso, giallo tenue della pasta, verde appena accennato delle zucchine saltate in padella con pochissimo olio. Al tatto, la pasta deve offrire una resistenza minima alla forchetta, segno di cottura leggermente al dente ma non gommosa, per facilitare digestione e svuotamento gastrico.
In pratica, nel piatto degli Azzurri compaiono soprattutto:
- Pasta o riso in bianco con un filo d’olio, porzioni da 70–80 g a testa
- Petto di pollo o tacchino ai ferri, tagliato sottile per ridurre i tempi di digestione
- Pane bianco o focaccia leggera senza eccesso di sale, utile per il carico di carboidrati
Ogni 15–20 minuti, fino a circa 90 minuti prima dell’uscita verso lo stadio di Zenica, lo staff medico incoraggia piccole sorsate di acqua e bevande isotoniche fornite da partner come Gatorade o equivalenti, in linea con le raccomandazioni di UEFA e FIFA sul mantenimento degli elettroliti. Il criterio è concreto: nessun “gorgoglio” di stomaco quando il giocatore sale sul pullman, nessuna sensazione di liquido che “balla” durante il riscaldamento.
Un trucco poco noto è l’uso mirato di miele e marmellata negli ultimi snack solidi: un cucchiaino spalmato su una fetta di pane bianco 60–90 minuti prima del match fornisce zuccheri rapidi senza fibre in eccesso. Chi ha stomaco più sensibile, su indicazione di Pincella, riduce le fibre già dal pranzo e controlla la quantità di caffè, che viene limitato a un espresso singolo e mai a ridosso dell’uscita dallo spogliatoio.
Dettagli da spogliatoio: cosa succede tra intervallo e fischio finale
Durante la partita, la gestione del cibo è minima ma chirurgica. Nell’intervallo, quando i giocatori rientrano negli spogliatoi e l’odore di erba bagnata è ancora forte sulle maglie, lo staff di Pincella offre solo ciò che è stato testato nei ritiri a Coverciano: gel di carboidrati, qualche pezzetto di banana e piccoli sorsi di bevande con sali minerali. L’obiettivo, spiegano spesso i report tecnici della FIGC, è evitare picchi glicemici che potrebbero portare a cali negli ultimi 20 minuti.
Un altro dettaglio pratico riguarda la temperatura delle bevande: non troppo fredde, per evitare crampi gastrici, ma nemmeno tiepide. Vengono servite leggermente fresche, in modo che il giocatore percepisca subito sollievo alla gola ma senza “strappo” termico allo stomaco.
Per chi guarda da casa, può sembrare solo una questione di “mangiare bene”. In realtà, dietro la scelta tra un piatto di pasta al pomodoro e una pasta al burro ci sono dati, analisi di GPS e carichi di lavoro, e una regia che parte dai laboratori dell’Istituto di Medicina dello Sport e arriva fino al tavolo dell’hotel di Zenica. È questo il cuore del “metodo Pincella”: niente magie, solo una sequenza di decisioni precise che, messe insieme, possono valere quella corsa in più al 93’.
