In queste settimane di fine marzo gli osservatori italiani parlano di uno degli spettacoli celesti più fotogenici del 2026: un allineamento serale di più pianeti, tutti visibili a occhio nudo, concentrati verso l’orizzonte occidentale poco dopo il tramonto. Non è un evento “apocalittico” né rarissimo in senso assoluto, ma la combinazione di orario comodo, buona luminosità dei pianeti e meteo generalmente favorevole lo rende perfetto per chi, anche senza telescopio, vuole vivere una serata da “astrofilo improvvisato”.
Cosa succede davvero nel cielo il 25 marzo 2026
Quando si parla di “allineamento planetario” si intende un raggruppamento apparente di più pianeti in una stessa zona di cielo, lungo l’eclittica, non una fila perfetta in linea retta nello spazio. Secondo le effemeridi pubblicate dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e riprese in questi giorni anche dall’Unione Astrofili Italiani (UAI), la sera del 25 marzo 2026, dopo il tramonto del Sole, diversi pianeti saranno visibili bassi verso Ovest.
Nel giro di circa un’ora dal tramonto, chi osserverà da città come Roma, Milano, Palermo o Torino vedrà una striscia luminosa che parte dall’orizzonte e sale di qualche decina di gradi. I pianeti coinvolti (in particolare quelli più brillanti) appariranno come “stelle” molto intense, senza sfarfallio evidente, disposte lungo una linea leggermente inclinata.
Non si tratta di un fenomeno collegato a terremoti, cambiamenti climatici o effetti sul carattere delle persone: gli astronomi dell’ESA e dell’Osservatorio di Brera lo ribadiscono da anni ogni volta che circolano allarmismi. È un evento scenografico, utile per imparare a riconoscere i pianeti e, per chi fa fotografia, un’ottima occasione per ottenere immagini spettacolari con un semplice treppiede.
Come, dove e quando guardare verso Ovest per vedere meglio l’allineamento
Per sfruttare al massimo la serata del 25 marzo serve un minimo di preparazione pratica. Il momento chiave è tra 20 e 60 minuti dopo il tramonto: il cielo diventa di un blu sempre più scuro, le prime stelle si accendono e i pianeti risaltano come punti fissi e luminosi.
Chi vive in città dovrebbe cercare un punto di osservazione con orizzonte occidentale il più possibile libero: una terrazza alta, un balcone che non sia schermato da palazzi, un parco collinare. In pianura Padana, ad esempio, una collinetta fuori città può fare la differenza tra vedere tre pianeti o non distinguerli affatto dietro la foschia arancione dello smog.
Un trucco da osservatore esperto è arrivare sul posto almeno 15 minuti prima del tramonto: in questo modo si ha il tempo di abituare la vista al calare della luce, regolare lo smartphone in modalità notte (per non rovinare l’adattamento al buio) e individuare i primi riferimenti, come il profilo di alberi, tetti o montagne contro il cielo che si scurisce.
Per chi vuole provare qualche scatto, i parametri di base con una mirrorless o reflex sono:
- Treppiede stabile: anche uno economico, purché non vibri al minimo soffio di vento.
- Tempo di posa tra 1 e 4 secondi: abbastanza lungo da “tirare fuori” i pianeti, ma senza trasformarli in scie.
- ISO tra 800 e 1600: per bilanciare rumore e luminosità del cielo urbano.
- Messa a fuoco manuale su infinito: da regolare guardando una stella luminosa finché diventa un punto nitido.
Osservando con attenzione, si noterà che i pianeti non scintillano come le stelle: la loro luce resta stabile, un dettaglio che diventa evidente dopo qualche secondo di fissità, quando l’occhio si è adattato al contrasto tra il blu scuro del cielo e il punto luminoso.
Perché questo allineamento appassiona così tanto (e come viverlo al meglio)
L’interesse mediatico per l’allineamento del 25 marzo 2026 nasce da una combinazione di fattori: orario comodo, visibilità a occhio nudo, possibilità di condividerlo sui social e di organizzare eventi pubblici. Diversi planetari italiani, come il Planetario di Milano e il Planetario di Roma, hanno programmato in questi giorni serate osservative e dirette streaming per spiegare il fenomeno in tempo reale.
C’è anche un aspetto psicologico: guardare il cielo insieme crea un senso di comunità raro nella vita quotidiana. Famiglie che escono sul balcone, gruppi di amici che si danno appuntamento in collina, scuole che organizzano piccole uscite serali: l’astronomia diventa un pretesto per rallentare, spegnere le notifiche e condividere qualche minuto di silenzio, rotto solo dai commenti meravigliati quando qualcuno riesce a distinguere un pianeta in più.
Un consiglio spesso sottovalutato è di portare con sé un binocolo classico 10×50: non serve un telescopio costoso. Bastano pochi secondi di osservazione per percepire meglio il colore dei pianeti (leggermente giallo, aranciato o biancastro) e, se il cielo è limpido, qualche stella debole sullo sfondo che a occhio nudo si perde nel chiarore.
Secondo le indicazioni diffuse in queste settimane dall’INAF, chi non potrà osservare il fenomeno dal vivo potrà comunque seguirlo tramite le dirette organizzate dagli osservatori italiani, spesso rilanciate da testate come RAI Cultura o ANSA Scienza e Tecnica. Non è come sentire l’aria fredda della sera sulla pelle, ma resta un modo efficace per capire cosa succede e imparare a riconoscere i pianeti la prossima volta che il cielo sarà sereno.
