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L’alpinismo che ispira rischi sbagliati: l’errore silenzioso che molti racconti fanno

L’alpinismo che ispira rischi sbagliati: l’errore silenzioso che molti racconti fanno

Quando un racconto di montagna ti fa venire voglia di “provare anche tu”, spesso manca un pezzo: il costo reale di quell’ispirazione. Nel 2026, con i social pieni di video in cresta e salti nel vuoto, il confine tra emozione e istigazione è diventato sottilissimo.

Un alpinista come Santi Padròs, 51 anni, catalano trapiantato da vent’anni in Val di Zoldo, lo dice senza giri di parole: per quarant’anni dell’etica se n’è “fregato”, ora prova a rimediare. È qui che il modo in cui noi raccontiamo l’alpinismo diventa decisivo.

Quando il rischio diventa spettacolo senza che te ne accorga

L’alpinismo ha sempre avuto a che fare con il rischio. Ma quando il rischio diventa il centro del racconto, il messaggio implicito è: “vale la pena rischiare così, guarda che figata”. È qui che molti media e profili social sbagliano.

Non serve un incidente clamoroso per fare danni. Basta:

  • un reel di fuoripista su neve primaverile senza una parola su valanghe;
  • un racconto di base jump in Dolomiti dove senti solo l’adrenalina, mai il rumore dell’elicottero del soccorso;
  • una via sulle cascate di ghiaccio mostrata come “gita alternativa” di weekend.

Chi legge non vede i compromessi: le ore di attesa al freddo appesi a una parete, le decisioni sbagliate prese per stanchezza, il “chiamiamo i soccorsi o rischiamo ancora un po’?”. Eppure è lì che si gioca la vera storia.

Secondo i dati del CNSAS e le analisi riprese più volte dall’ANSA, il boom di frequentazione in montagna dopo il 2020 ha portato un aumento netto degli interventi, spesso con persone poco preparate, attirate da immagini più che da consapevolezza. Il problema non è l’alpinismo: è come lo raccontiamo.

L’etica che arriva tardi: la lezione scomoda di una guida

Padròs oggi rifiuta comprensori sciistici e voli in elicottero turistici sulle Dolomiti, ma non si assolve: sa di aver contribuito anche lui all’“industria dell’adrenalina”, tra canyoning, ciaspolate e viaggi intercontinentali per aprire nuove vie.

La sua svolta è concreta, non ideologica: meno voli lontani, più permanenze lunghe; più cascate di ghiaccio e valli isolate, meno impianti. Non si vende come eroe green, ma come uno che ha cambiato strada tardi e invita gli altri a pensarci prima.

Qui entra in gioco chi scrive e chi comunica:

  • un giornale locale di montagna in Trentino o in Veneto;
  • una pagina Instagram di guide alpine a Cortina o Courmayeur;
  • un blog CAI di una sezione di Milano o Bologna.

Ogni scelta narrativa pesa. Se racconti solo la vetta e non la lunga rinuncia, se citi solo la “linea estrema” e non il bivacco devastato dalle comitive, stai educando – senza dirlo – a cercare il brivido, non la relazione con l’ambiente.

Come raccontare l’alpinismo senza creare emuli pericolosi

Un racconto equilibrato non è meno potente. È solo più onesto. In pratica, chi scrive o posta può fare subito tre cose semplici:

Mostrare il contesto reale: meteo, condizioni del ghiaccio o della neve, margini di sicurezza, dubbi avuti. Non solo la foto perfetta in cima.

Dare spazio alle rinunce: la via non fatta, il canale abbandonato, la giornata passata a tornare indietro. Sono storie fortissime, ma quasi nessuno le racconta.

Dichiarare i costi nascosti: impatto ambientale di voli intercontinentali, rumore degli elicotteri turistici su valli come Fassa o Gardena, rifugi trasformati in hotel dove “se non c’è la doccia non sei felice”.

Chi legge deve poter sentire che la montagna è selvaggia, concreta, limitata, non un parco giochi infinito. È qui che l’alpinismo torna ad essere ciò che Padròs rivendica: non un servizio, ma una pratica di esplorazione e responsabilità.

Se ti sei riconosciuto almeno una volta nel pensiero “questa cosa voglio provarla anch’io” dopo aver visto un video estremo, il prossimo racconto che scriverai o condividerai potrebbe essere la differenza tra ispirare consapevolezza o solo altro rumore.

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Vanda Marra

Vanda Marra

Ciao, sono Vanda Marra. Da sempre coltivo una profonda passione per tutto ciò che è autentico: dalla terra che nutre le nostre piante ai piccoli misteri che rendono magico il quotidiano. La mia missione è condividere con voi trucchi pratici, antiche tradizioni e scoperte curiose per aiutarvi a vivere una vita più ricca, consapevole e serena. Benvenuti nel mio mondo, dove ogni giorno c'è qualcosa di nuovo da imparare!

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