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Il rapporto speciale tra Paolo e Carlo Verdone e l’aneddoto segreto nella notte dell’Oscar

Il rapporto speciale tra Paolo e Carlo Verdone e l’aneddoto segreto nella notte dell’Oscar

Nelle case italiane il volto di Carlo Verdone è familiare da decenni, ma dietro l’attore e regista c’è un padre affettuoso, apprensivo, pieno di manie e di scherzi. A raccontarlo, con precisione e tenerezza, è il figlio Paolo, nato nel 1987, che ripercorre i ricordi di famiglia, le vacanze, i film, le paure e le piccole grandi scene di vita quotidiana.

I primi ricordi in famiglia

Paolo è cresciuto a Roma con la sorella maggiore Giulia, nata nel 1986, e con la madre Gianna. Lei è molto riservata, perciò a parlare del loro papà è soprattutto lui. I genitori si sono separati presto, ma la rottura, spiega, fu «molto civile» e non si è mai arrivati al divorzio.

Il suo primo ricordo del padre è domestico e buffo: in salotto si organizzavano tiri in porta, e puntualmente finiva in frantumi un vaso o una cornice. A quel punto Paolo correva a distrarre la madre, mentre Carlo cercava di ricomporre alla meglio l’oggetto rotto. Un altro ricordo forte sono le estati a Sabaudia con Giulia e Gianna: Carlo, impegnato sui set, li raggiungeva nel fine settimana e, con il motorino Ciao, portava a turno i figli in pasticceria per fare colazione con i maritozzi.

Un viaggio da sogno a Los Angeles

Tra i viaggi, uno ha segnato in modo particolare l’infanzia di Paolo: il Natale del 1999 a Los Angeles, ospiti nella villa a Beverly Hills di Vittorio Cecchi Gori e Rita Rusic. Ad accoglierli all’aeroporto c’era una limousine, e la casa appariva smisurata, con piscine, cinema privato, campi da tennis.

Paolo allora giocava a tennis e gli organizzarono una lezione con un maestro che, gli dissero, aveva allenato Andre Agassi. Tutto era grande, quasi sproporzionato: per lui quella vacanza fu come vivere dentro un parco giochi.

Un padre presente e molto apprensivo

Di Carlo come papà, Paolo dice che è «partecipe» e molto apprensivo. Non era il genitore che andava a prenderli a scuola ogni giorno, ma si informava sempre su come fosse andata la giornata.

L’ipocondria, tratto ben noto di Carlo, non sembra essergli stata trasmessa. Eppure, ancora oggi, se Paolo prenota una visita medica senza avvertirlo, il padre si infuria. Nel rapporto con i genitori, ammette di essere stato più «mammone» che «papone».

I film di Carlo visti dagli occhi del figlio

Tra i film del padre, Paolo è particolarmente legato a “Maledetto il giorno che t’ho incontrato” e “Sono pazzo di Iris Blond”. Ricorda il set di quest’ultimo a Bruxelles: da bambino fece i capricci perché voleva rimanere sul set anche di notte, incuriosito dalla scena in cui Carlo baciava l’attrice Andréa Ferréol.

È affezionato anche a “C’era un cinese in coma”, un film che, racconta, col tempo è stato rivalutato. Dopo l’uscita, Carlo tornò a casa preoccupato: confidò ai figli di non sapere cosa sarebbe successo in futuro, temendo forse l’inizio di una fase calante della carriera. Abituato a girare quasi un film all’anno, tra quel titolo e il successivo trascorsero tre anni.

Le comparse e la scena del “regazzì” in «Gallo Cedrone»

Paolo ha fatto la comparsa più volte nei film del padre. La prima volta fu in “Gallo Cedrone”. In una scena, il personaggio di Carlo va da una zia monaca di clausura per chiederle un prestito, inventando una bugia. Uscendo dal convento, si accorge che nella sua spider decappottabile è salito un ragazzino che gioca a guidare.

Lui esplode: «Ao, a regazzì, vattene va! Ma guarda ’sti ragazzini de oggi come sono cafoni e maleducati». Quel bambino era proprio Paolo.

Gli scherzi di Carlo: il finto agente di Totti

Verdone è famoso per gli scherzi, e uno lo ha fatto anche al figlio. A dieci anni, Paolo giocava a calcio nel Valle Aurelia e, davanti al padre, segnò una doppietta. In casa sono tutti romanisti.

La mattina dopo, al telefono, una persona disse di essere l’agente di Francesco Totti, di averlo visto giocare e di volerlo convocare a Trigoria per un provino. La voce era in realtà quella di Pasquale Plastino, sceneggiatore di Carlo. Poi il padre prese la cornetta: «Paolo è uno scherzo, sono io!». Paolo rimase senza parole, offeso, e lo perdonò solo quando Carlo lo portò davvero a conoscere Totti.

Vita in casa: imitazioni, film e blues

In famiglia, Carlo non ripropone tanto i suoi personaggi quanto le imitazioni di parenti e amici, che fanno ridere tutti. I film li riguardano spesso insieme in televisione, soprattutto nei weekend in campagna, dove suonano anche il blues: Paolo alla chitarra e Carlo alla batteria.

Da lui il figlio ha ereditato la passione per la grande musica degli anni Sessanta e Settanta. Uno dei nomi che cita subito è Jimi Hendrix.

Concerti, backstage e un sms per Paul McCartney

I concerti condivisi con il padre sono tantissimi. Grazie a Carlo, Paolo ha potuto incontrare dietro le quinte artisti come Jeff Beck, Roger Waters, David Crosby, Graham Nash, Bruce Springsteen.

Il ricordo più emozionante è il concerto di Paul McCartney al Colosseo. Su un maxischermo scorrevano gli sms inviati dal pubblico a un numero dedicato, in forma anonima. Carlo ne mandò uno: «Paul McCartney sei grande come Totti». Il messaggio apparve sullo schermo e scatenò un’ovazione. Paolo si è sempre divertito all’idea che nessuno sapesse che l’autore era Carlo Verdone.

L’incontro imbarazzante con Yoko Ono

Un altro ricordo è legato a John Lennon, anche se Paolo non ha mai potuto conoscerlo. Nel 2009, Yoko Ono tenne una mostra di immagini multimediali e installazioni per il centenario del Futurismo, grande passione del nonno Mario.

In un angolo, su un tavolino anonimo, c’era un paio di occhiali. Paolo, senza capire, ci appoggiò sopra il bicchiere che aveva in mano. L’agente di Yoko Ono si precipitò a rimproverarlo: quella era un’opera d’arte, andava rispettata. Lui avrebbe voluto scomparire dalla vergogna. Yoko Ono, che aveva visto la scena e il suo imbarazzo, lo rincuorò e si fermò a parlare con lui per un quarto d’ora.

La notte dell’Oscar per «La grande bellezza»

Carlo ha recitato ne “La grande bellezza”, il film con cui Paolo Sorrentino vinse l’Oscar. Già alla lettura della prima bozza del copione, racconta Paolo, il padre disse che gli sembrava un capolavoro.

La notte della cerimonia la seguirono in televisione. Il problema di Carlo è che non riesce a modificare orari e abitudini serali: a una certa ora, prima del verdetto, andò a dormire. Paolo rimase sveglio, e quando arrivò la notizia della vittoria lasciò un biglietto attaccato al frigorifero con scritto che il film aveva vinto l’Oscar. Carlo lo ha fatto incorniciare e lo ha appeso nella casa di campagna.

Momento Dettaglio
Lettura del copione Carlo intuisce subito che La grande bellezza è un capolavoro
Notte degli Oscar Seguono la cerimonia in tv, ma Carlo va a dormire prima del verdetto
Annuncio della vittoria Paolo resta sveglio e scrive un biglietto con la notizia
Ricordo di famiglia Il biglietto viene incorniciato e appeso nella casa di campagna

Il “peso” del cognome Verdone

Il cognome Verdone, per Paolo, non è mai stato un peso. Parla piuttosto di un privilegio: vivere esperienze uniche. Allo stesso tempo, ammette che alcune cose semplici, come fare una passeggiata o mangiare con calma al ristorante, diventano più complicate.

Da bambino non è mai stato geloso del padre, ma una volta ha avuto paura. Lo accompagnò a un evento in suo onore a Vasto, in Abruzzo. C’era una folla enorme, non riuscivano nemmeno ad aprire la portiera dell’auto. Paolo si aggrappò alle gambe del padre, poi, una volta scesi, si perse nella calca. Sentiva Carlo gridare il suo nome, lui stesso lo chiamava, ma per un po’ non riuscirono a raggiungersi.

Scuola, fan e carabinieri in cerca di una foto

A scuola non fu particolarmente tormentato dai compagni in cerca dell’autografo del padre. Già dall’asilo, la madre lo iscrisse, insieme alla sorella, alla scuola tedesca, dove molti compagni erano stranieri e non sapevano bene chi fosse Carlo Verdone.

Con i fan, però, gli aneddoti non mancano. A Taormina, per i Nastri d’Argento, una mattina alle sei sentirono bussare con insistenza alla porta dell’albergo: «Carabinieri. Aprite». Si spaventarono. Una volta aperto, arrivò la spiegazione: «Scusate per il disturbo, tra poco siamo in servizio ed è l’unico momento in cui possiamo chiederle una foto». Carlo acconsentì, posando in maglietta e mutande.

Il nonno Mario e la lezione sulla fama

Il nonno Mario Verdone, saggista di cinema, ha lasciato a Paolo un ricordo forte sul letto di morte. Gli disse che la fama non è un obiettivo, e che l’unica cosa che conta è restare un uomo retto e difendere la propria dignità.

Nato povero e orfano di guerra, Mario trasmise alla famiglia un forte senso dell’etica. Paolo e Giulia, che fa la dietologa ed è riuscita persino a far dimagrire il padre, sono orgogliosi di mettere il massimo impegno in ciò che fanno.

Il lavoro di Paolo e l’orgoglio per Carlo “sindaco per un giorno”

Paolo oggi è dirigente alla Siae, responsabile della divisione che gestisce il diritto d’autore per diversi repertori: teatro, lirica, opere letterarie e arti figurative.

Di Carlo, tra le tante cose, è orgoglioso di un episodio particolare: quando il padre è stato sindaco di Roma per un giorno, il 17 novembre, giorno del suo compleanno. Vederlo al Campidoglio, con la fascia tricolore, mentre teneva un discorso, è stato per lui un momento di grande emozione. I ricordi più belli di quella giornata, per Carlo, sono stati l’abbraccio dei bambini a Villa Gordiani e la torta di compleanno al centro anziani a La Storta.

Desideri per il futuro di Carlo

Guardando avanti, Paolo desidera che il padre sia meno pressato e si diverta di più. Vorrebbe che facesse cinema finché ne ha voglia, ma anche altro. Immagina per lui, ad esempio, un programma radiofonico dedicato alla musica, con ospiti e amici, perché Carlo è «una miniera di aneddoti e ricordi».

Le loro conversazioni non ruotano solo intorno a cinema e musica. Parlano spesso di politica, si scambiano consigli su libri e autori. Da adolescente, Paolo gli fece conoscere le opere del sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman, teorico della «società liquida». Qualche mese dopo vide il padre in tv parlare di quella «scoperta» come se fosse sua. Lui sobbalzò: «Papà, te l’ho fatto conoscere io!». Ed è anche in questi piccoli scambi che si vede quanto il rapporto tra i due sia reciproco.

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Vanda Marra

Vanda Marra

Ciao, sono Vanda Marra. Da sempre coltivo una profonda passione per tutto ciò che è autentico: dalla terra che nutre le nostre piante ai piccoli misteri che rendono magico il quotidiano. La mia missione è condividere con voi trucchi pratici, antiche tradizioni e scoperte curiose per aiutarvi a vivere una vita più ricca, consapevole e serena. Benvenuti nel mio mondo, dove ogni giorno c'è qualcosa di nuovo da imparare!

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